Comunicato Stampa
VENETO EST: EXPORT RESILIENTE (PER ORA) A DAZI E GERMANIA. NEL 2026 TREND IN CRESCITA PER 4 AZIENDE SU DIECI
·Impatti moderati da tariffe Usa e crisi tedesca. Germania e Stati Uniti restano centrali per le imprese, che reagiscono con prudenza e rafforzando strategie di diversificazione e gestione del rischio.
·Dazi e instabilità geopolitica spingono le imprese a riorganizzare le catene di fornitura, privilegiando fornitori più vicini e modelli di approvvigionamento più sicuri.
·L’integrazione tra beni e servizi nell’export si consolida come leva strategica: le imprese che affiancano servizi alla vendita dei prodotti generano più valore e migliori performance economiche.
·Moretto: «Dall’estero il 40% del fatturato delle imprese internazionalizzate, ma potenziale ancora alto. Strategie di sistema e accordi commerciali per coglierlo. Dopo l’India, avanti con la ratifica Mercosur»
(Padova-Treviso-Venezia-Rovigo – 04.02.2026) – Il Veneto mostra resilienza davanti al caos globale, e si conferma leader per propensione all’estero, nonostante dazi e Germania. Con un rapporto tra interscambio e PIL pari a circa il 71%, è la regione italiana più orientata agli scambi internazionali (56% il dato nazionale), terza per export di beni (13% del totale). Sulle prospettive a breve prevale la cautela e “attesa”, per il clima globale di incertezza e volatilità, ma in miglioramento. Nel 2026 le esportazioni sono attese stabili (+/-3%) dal 52,8% delle imprese manifatturiere del Veneto orientale (61,5% nei servizi). Quattro su dieci (40,9%) si aspettano una crescita, che per il 31,5% sarà compresa tra il +3/+10%. I Paesi target restano Germania, Francia e Stati Uniti. Diversificazione dei mercati di sbocco (per il 54,8%) e ampliamento dei fornitori, sono state la risposta a minacce tariffarie e instabilità geopolitica, percepite come i principali rischi. Oltre alla riorganizzazione delle reti di fornitura verso Paesi più vicini o amici (friend-shoring) per maggiore sicurezza degli approvvigionamenti. Rafforzamento nei mercati già serviti (per il 54,7%) e diversificazione delle rotte (Medio Oriente, Gran Bretagna, Africa e Cina) lo saranno nei prossimi due anni. La risposta ai dazi Usa privilegia la collaborazione con i fornitori e l’abbassamento dei prezzi, rispetto a ricollocamento della produzione o stabilimenti negli Usa. L’integrazione tra export di beni e offerta di servizi (servitizzazione) si consolida come leva strategica sui mercati esteri per il 56,0% delle imprese manifatturiere (71,2% nella metalmeccanica), generando più valore e migliori performance.
È quanto emerge dall’Osservatorio Export 2025 Sicurezza economica, internazionalizzazione e integrazione dei servizi nel manifatturiero di Confindustria Veneto Est, curato da Fondazione Nord Est e SACE, realizzato su un campione di 786 imprese manifatturiere e di servizi delle province di Padova, Treviso, Venezia e Rovigo che rappresentano circa metà dell’export veneto (37,2 miliardi euro nel 2024). L’indagine (realizzata tra 31 ottobre-25 novembre 2025) approfondisce in particolare l’impatto dell’incertezza globale sulle decisioni strategiche e organizzative delle aziende, con focus su Germania e Stati Uniti, e gli scenari 2026.
L’evento di presentazione si è svolto oggi a Palazzo Giacomelli di Treviso. Sono intervenuti Silvia Moretto Consigliere Delegata agli Affari Internazionali di Confindustria Veneto Est, Marina Benedetti Senior Economist Ufficio Studi SACE, Gianluca Toschi Ricercatore Senior Fondazione Nord Est, Sergio Pizzini Head CIO Research Equity & Bond Deutsche Bank. I temi dell’Osservatorio e le esperienze di internazionalizzazione sono stati discussi con Mauro Longo AD di Ambiente 1985 Srl, Renza Altoè Garbelotto AD di Parchettificio Garbelotto Srl, il Vice Presidente e AD di PAL Srl Antonio Dal Ben, Stefano Solmi AD di Orion Srl. L’evento è stato moderato da Katy Mandurino, Giornalista economica.
«In uno scenario di caos globale, dall’Osservatorio emerge con forza che le imprese del nostro territorio internazionalizzate sono consapevoli delle sfide e capaci di adattare le strategie ai cambiamenti e agli shock – dichiara Silvia Moretto, Consigliere Delegata agli Affari Internazionali di Confindustria Veneto Est –. L’apertura ai mercati è una scelta strategica per le nostre aziende, che realizzano il 40% del fatturato all’estero, nonostante tensioni geopolitiche, nuovo protezionismo e crisi tedesca, grazie alla loro capacità competitiva. Ma occorre fare di più per sostenerle nel tentativo di cogliere il cambiamento in atto. È necessaria, in particolare, una politica industriale capace di far fronte alle nuove frontiere dell’innovazione e dell’IA. E una strategia di sistema, pubblico-privato, per accompagnarle verso nuovi mercati ad alto potenziale e rafforzare la competitività di lungo periodo. In questo quadro, accordi ambiziosi come quelli Ue-Mercosur, che va attivato senza altro indugio, e con l’India, sono un moltiplicatore di opportunità anche per il nostro territorio, perché aprono spazi rilevanti di sviluppo e partnership e riducono dazi che oggi penalizzano fortemente le nostre imprese. Come Confindustria Veneto Est, ci concentreremo sul supporto alle imprese nel presidio di questi mercati, anche con approcci di filiera, valorizzando l’esperienza e l’eccellenza di prodotti e servizi come quelli delle aziende Exporter of the Year, per aumentare ancor più la competitività e il ruolo del Made in Italy nel mondo».
Nel corso dell’evento è stato assegnato il Premio Exporter of the Year 2025 riservato ad aziende partecipanti alla ricerca che si sono distinte per la performance sui mercati internazionali. Per la categoria Grandi Imprese ha vinto PAL Srl; per la categoria Piccole e Medie Imprese premio a Parchettificio Garbelotto Srl; nella categoria Beginners (aziende con esperienza più recente sui mercati esteri) ha vinto Ambiente 1985 Srl. Menzione speciale nella categoria Servizi a Orion Srl.
I principali risultati dell’Indagine Osservatorio Export 2025
· Esportazione di beni e servizi
L’integrazione dei servizi (progettazione, assistenza, software) nelle esportazioni manifatturiere (servitizzazione) si consolida come leva strategica per l’espansione sui mercati internazionali e il controllo sul valore aggiunto per il 56,0% delle imprese manifatturiere (71,2% nella metalmeccanica). Nel settore dei servizi l’offerta integrata riguarda il 27,6% delle imprese.
La modalità di erogazione prevalente è quella digitale via Internet (28,6% del campione), con picco del 36,7% nella metalmeccanica; segue il presidio fisico. Le competenze tecniche del personale sono il principale asset competitivo nella fornitura di servizi all’estero per il 43,9% (56,7% nel metalmeccanico), seguite a distanza da personalizzazione dell’offerta (27,3%) e relazioni di fiducia (24,8%).
Le criticità maggiori riscontrate nella fornitura di servizi all’estero sono invece la complessità normativa per il 31,5% (38,3% nei servizi), seguita da rigidità delle procedure doganali (21,2%) e difficoltà nel creare relazioni di fiducia (16,6%).
· Le strategie di internazionalizzazione e lo sguardo delle imprese al 2026
Le esportazioni dirette sono la principale modalità di interazione con i mercati esteri delle imprese internazionalizzate (77,7% nella manifattura, 51,8% nei servizi), seguite da vendite occasionali (16,3% manifattura, 43,8% servizi), import di materiali e componenti (15% del campione), esportazioni in subfornitura (11,1%). La presenza produttiva diretta rimane limitata.
In un contesto globale di incertezza e volatilità, le prospettive sull’export nel 2026 delineano un quadro di cautela e “attesa”, ma in miglioramento. Le esportazioni sono attese stabili (+/-3%) dal 52,8% delle imprese manifatturiere del Veneto orientale. Quattro su dieci (40,9%) si aspettano un aumento, che per il 31,5% sarà compreso tra il +3% e il +10% (per il 9,4%, più del 10%). Nei servizi il 61,5% prevede stabilità, a fronte del 21,3% che stima crescita moderata (3-10%) e il 12,8% aumento superiore al 10%.
I Paesi target per l’export nel 2026 restano i principali partner europei, Germania e Francia, seguiti dagli Stati Uniti primo partner commerciale extra-UE. Quanto alle scelte strategiche per il biennio 2026-2027, per il 54,7% delle manifatturiere internazionalizzate la priorità è il rafforzamento della presenza nei mercati già presidiati (37% nei servizi), segue a distanza lo sviluppo in nuovi mercati (14,2%), con destinazioni prevalenti Medio Oriente (11,4%), Gran Bretagna (11,3%), seguite da Africa e Cina (10,7%).
· Scenari globali e rischi connessi
Il 35,4% delle imprese manifatturiere internazionalizzate del Veneto orientale considera l’aumento di dazi e barriere tariffarie come il principale rischio all’internazionalizzazione (tre quarti, tra prima e terza scelta), seguito dall’instabilità politica nei mercati esteri (27,8%, 64,9% tra prima e terza scelta) e aumento dei costi di trasporto e logistica (13,6%).
La risposta strategica all’incertezza globale messa in atto per mitigare le vulnerabilità è stata in prevalenza la diversificazione dei mercati di sbocco (per il 54,8%), seguita dalla diversificazione dei fornitori (31,6%) e aumento della flessibilità produttiva e logistica (33,1%). Oltre alla riorganizzazione delle reti di fornitura verso Paesi più vicini o amici (friend-shoring) per maggiore sicurezza degli approvvigionamenti: il 36,8% ha cambiato almeno un fornitore strategico nell’ultimo biennio (31,3% nel 2022-2023), di queste, il 61,5% con fornitori italiani.
· Germania e Stati Uniti: l’incertezza rimanda la risposta delle imprese
La Germania si conferma un mercato di riferimento: circa 7 imprese manifatturiere su 10 esportano a Berlino (74,7% nel metalmeccanico, 46,1% nei servizi). La debolezza dell’economia tedesca si è riflessa solo moderatamente sull’export: nei primi 9 mesi del 2025 prevale la stabilità per il 48,5% delle manifatturiere (51,6% oltre i 50 addetti, 61,7% nei servizi), a fronte di un terzo (33,4%) che dichiara una diminuzione.
Gli Stati Uniti sono un mercato selettivo, presidiato soprattutto dalla manifattura (44,4% delle imprese, 51,1% oltre 50 addetti). La maggioranza dichiara di essere stata colpita dai dazi, seppur in misura “molto limitata” (35,3%) o “moderata” (32,1%). Gli effetti più intensi si concentrano sul 17,3% delle manifatturiere che dichiarano “impatto significativo” (15,7%) o “molto grave” (1,6%). Tra queste, la quota è superiore tra le imprese con meno di 50 addetti (22,3%) rispetto alle più strutturate, che dichiarano “impatto limitato” (40,6%) o “moderato” (38,5%) per maggiore capacità di assorbire o gestire l’effetto dazi.
La risposta ai dazi statunitensi privilegia leve commerciali e organizzative: la collaborazione con i fornitori (12,6%, 22,6% nei servizi) e l’abbassamento dei prezzi di vendita per assorbire gli extra-costi (11,3%), rispetto a interventi strutturali come ricollocamento della produzione o stabilimenti negli Usa.
· Digitalizzazione, sostenibilità ambientale e internazionalizzazione
Digitalizzazione e sostenibilità si consolidano come assi portanti delle strategie di internazionalizzazione. Tra le tecnologie digitali, quasi metà delle manifatturiere (48,3%; 42,1% nei servizi) aumenterà la presenza online (siti web, social, etc.), il 23,4% l’ha già fatto. Seguono investimenti nel marketing digitale (30%, 36,1% nei servizi). Cresce la percezione dell’Intelligenza artificiale come tecnologia strategica. Le valutazioni di maggiore impatto riguardano l’AI per l’analisi di mercato e concorrenti, AI per il marketing digitale, seguono AI per l’assistenza clienti, e-commerce e AI per il monitoraggio supply chain, in particolare nella manifattura, insieme all’AI predittiva.
La sostenibilità ambientale è ormai un fattore strutturale per l’accesso ai mercati e ai capitali. È ritenuta “importante” o “molto importante” dall’80,7% nella manifattura (64,2% nei servizi), per realtà complesse e più esposte alle catene globali di fornitura è un prerequisito competitivo. L’interesse di clienti e fornitori verso le politiche di sostenibilità è in prevalenza stabile (57,4%). Le richieste da investitori, partner finanziari e sistema creditizio sulle performance ESG (rating, rendicontazione, certificazioni) riguardano il 51,3% delle manifatturiere (44,1% nei servizi), il 68,5% tra le imprese più grandi.
Le aziende Exporter of the Year 2025
Categoria Grandi Imprese – PAL S.r.l. con sede a Ponte di Piave (TV), è un’azienda fondata nel 1978, specializzata nella progettazione, produzione e fornitura di macchine e impianti completi per la prima lavorazione del legno. Parte del gruppo IMALPAL, opera a livello globale offrendo soluzioni chiavi in mano per pannelli a base di legno, riciclo del legno, biomassa, pellet e trattamento dei rifiuti. Grazie a una forte integrazione tra ufficio tecnico, produzione interna e ricerca e sviluppo, PAL realizza impianti altamente efficienti, affidabili e su misura. Competenza ingegneristica, innovazione tecnologica e orientamento al cliente la rendono un partner di riferimento per l’industria del legno e del riciclo. www.imalpal.com/it
Categoria Piccole e Medie Imprese – Parchettificio Garbelotto Srl con sede a Cappella Maggiore (TV), è un’eccellenza del Made in Italy con oltre 70 anni di storia, espressione dell’amore per il legno e di un saper fare tramandato da 4 generazioni. Oggi è guidata da Antonio Garbelotto, insieme alla moglie Renza e al figlio Marco, con una visione che unisce industria e cultura artigianale. Attenta alla sostenibilità, è l’unica del settore a possedere la certificazione EPD. I suoi prodotti sono molto apprezzati all’estero per l’autenticità del Made in Italy e presenti in tutto il mondo in progetti di prestigio. Vanta infatti collaborazioni con importanti brand internazionali, archistar e studi di architettura. Ha recentemente inaugurato Garbelotto Studio Milano, dedicato al progetto e alla condivisione nella capitale del design. Tra le innovazioni spicca Clip Up System®, sistema di posa brevettato auto-posante senza colla. www.garbelotto.it
Categoria Imprese “Beginners” – Ambiente 1985 Srl con sede a Saonara (PD), è un’azienda con più di 40 anni di esperienza nel settore del contract per uffici e spazi residenziali. Nel tempo ha consolidato un approccio che integra progettazione, competenze tecniche e gestione operativa, offrendo soluzioni su misura e interventi chiavi in mano. All’interno dell’azienda da 6 anni opera LvB Italia, brand dedicato alla fonoassorbenza che produce pannelli Made in Italy e progetta soluzioni per migliorare il benessere acustico delle persone. Presente nel territorio nazionale ed europeo, combina design e ricerca per ambienti di lavoro, hospitality e spazi collettivi contemporanei. www.ambiente1985.it
Categoria Servizi – Orion Srl con sede a Veggiano (PD, è attiva dal 1988 nel settore del monitoraggio ambientale e dell’automazione industriale. Nata come realtà specializzata, è diventata nel tempo un riferimento a livello nazionale e internazionale, grazie a competenze tecniche avanzate e a una profonda conoscenza del settore. Si occupa della fornitura e integrazione di sistemi per il monitoraggio della qualità dell’aria e degli odori, delle acque ed emissioni industriali, garantendo soluzioni affidabili, conformi alle normative e orientate alla qualità del dato. L’offerta è completata da servizi elettro-strumentali per l’industria, finalizzati a supportare continuità operativa ed efficienza degli impianti. Dal 2024 fa parte di un gruppo di sette aziende che operano nell’ingegneria ambientale, nel ciclo idrico e nell’energia, offrendo soluzioni integrate per la sostenibilità e la gestione responsabile delle risorse. www.orion-srl.it
_______________
Per informazioni:
Comunicazione e Relazioni con la Stampa
Sandro Sanseverinati – Tel. 049 8227112 – 348 3403738 – s.sanseverinati@confindustriavenest.it
Leonardo Canal – Tel. 0422 294253 – 335 1360291 – l.canal@confindustriavenest.it
Allegati:
FNE_ Oss_Export_Toschi_4.2.26.pdf (2.216,3 KB)
MBenedetti_Confindustria Veneto Est_04022026.pdf (959,1 KB)
CS post_CVE_Osservatorio Export_Def.docx (114,5 KB)