Comunicato Stampa
L’incontro pre-vendemmiale del Gruppo Vinicolo di Confindustria Veneto Est. Il Presidente Pizzolato: «La situazione è migliore dell’anno scorso e le uve sono belle»
(Padova-Treviso-Venezia-Rovigo – 17.7.2026) – E’ stato il caldo dei mesi scorsi ad anticipare il germogliamento e poi la fioritura delle viti per arrivare ora a prevedere l’inizio della vendemmia per le varietà precoci a cavallo di Ferragosto. L’annuncio nel corso del tradizionale e partecipato incontro pre-vendemmiale del Gruppo Vinicolo di Confindustria Veneto Est, presieduto da Settimo Pizzolato, che si è tenuto a Palazzo Giacomelli a Treviso. Erano presenti anche i Presidenti dei tre Consorzi del Prosecco: Giancarlo Guidolin di Prosecco Doc, Franco Adami di Conegliano – Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg e Michele Noal che guida l’Asolo-Montello.
Sono intervenuti Gabriele Castelli, Direttore di Federvini, Patrick Marcuzzo, tecnologo del CREA Viticoltura ed Enologia di Conegliano, il Professor Carlo Duso, Ordinario di Entomologia agraria all’università di Padova, e Michele Zanardo, Presidente del Comitato vini Dop e IGP presso il Ministero dell’Agricoltura.
“L’inizio della vendemmia negli ultimi anni si è progressivamente spostato al mese di agosto anche nel nostro territorio– dichiara Settimo Pizzolato – . Quest’anno l’annata è stata nel complesso favorevole, senza grandi danni per le gelate primaverili, che sarebbero state particolarmente rischiose visto il precoce germogliamento, e per attacchi di peronospera e flavescenza dorata, da tenere comunque sempre sotto controllo. Le uve sono belle e avremo forse una resa inferiore ma comunque adeguata alle previsioni di vendita. Se guardiamo al solo Prosecco, abbiamo la fortuna di avere il vino, forse l’unico, che non risente del calo dei consumi che invece colpisce molti altri prodotti in Italia e nel mondo”.
Un’annata ‘tranquilla’ quindi sul fronte produttivo ma proprio le trasformazioni tanto nel clima come nei consumi richiedono di guardare avanti anche a nuove soluzioni. L’intervento del Professor Carlo Duso, ad esempio, si è soffermato sulla lotta integrata a insetti e parassiti della vite, dopo l’arrivo di numerose specie ‘aliene’ dall’Asia (ad esempio la temuta Popillia Japonica) come da Africa e America, effetto anch’esso del riscaldamento del clima in estate ma soprattutto in inverno. “V i è una minaccia, che speriamo di essere riusciti a debellare, anche di Xylella Fastidiosa, come pure, se non staremo vigili, di una recrudescenza della flavescenza dorata. Ci troviamo anche con sempre meno prodotti fitosanitari, che vengono via via vietati, e dobbiamo trovare alternative per la lotta integrata. E per un modello sostenibile di agricoltura un’opportunità arriva dall’apicoltura come stiamo sperimentando in un vigneto di prosecco a Colle Umberto”.
Sulla normativa europea e l’azione di Federvini si è soffermato Gabriele Castelli, aggiornando in particolare sul nuovo codice QR che dovrà accompagnare ogni etichetta con valori nutrizionali, ingredienti ed etichetta ambientale, sulle disposizioni sull’enoturismo, su un’etichetta unica per le esportazioni in Unione Europea e Gran Bretagna (che dopo Brexit ne prevedeva una specifica) e sulle norme sui vini low alcool e no alcool. Sui prodotti vinicoli a minore valore alcoolico si è soffermato anche l’intervento di Michele Zanardo distinguendo tra le possibilità previste nei vini Dop e Igt fermi, frizzanti, spumanti o mosti parzialmente fermentati.
La parte finale ha visto l’intervento dei tre Presidenti delle Denominazioni che hanno condiviso un approccio di attenzione all’andamento dei consumi e dei prezzi del prodotto, guardando al valore ottenuto e, come indicato da Franco Adami, riconoscendo effettivamente la viticoltura ‘eroica’ delle Rive, la più ‘fotografata’ e patrimonio Unesco, ma anche quella con i costi più elevati.
Dal Presidente Settimo Pizzolato l’invito a collaborare e operare sui mercati in modo integrato, a livello locale e regionale, nazionale ed europeo: “Le sfide che abbiamo di fronte sono numerose e tutte difficili, ma gli imprenditori vinicoli del territorio, espressione del maggior polo produttivo italiano, si dimostrano attenti all’innovazione, pur senza tradire il prodotto. Abbiamo la fortuna di avere la Denominazione di maggior successo, il Prosecco, di cui dobbiamo tutelare il valore e garantire la continuità senza dare nulla per scontato. La sua tenuta in Italia come all’estero, in un momento di crisi per molti vini, è un segnale incoraggiante che ci porta a guardare con fiducia anche a questa vendemmia ormai imminente”.
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